sabato 30 gennaio 2010

Capita che... ''Perché..?''

Capita che.. alla fin fine, si torna ancora una volta al punto di partenza..

E così era ancora là, immobile di fronte a quella porta, ad aspettare chissà cosa. Ad aspettare chissà chi. Eppure il fumo che saliva lento dalla sua sigaretta gli dava fastidio agli occhi, quel dannato amore verso la nicotina, che mai aveva saputo abbandonare.. Eppure, ci aveva provato chissà quante volte, chissà quante.. Talmente tante che non riusciva nemmeno più a ricordare tutte quelle dannate volte in cui aveva appallottolato il suo pacchetto e buttato nel cestino di casa. Ma la realtà, era un'altra. Era ancora là, di fronte a quella porta, con una sigaretta appoggiata sul labbro inferiore, e tenuta in piedi solo dall'immobilità di quello superiore. Il fumo saliva lento, e ormai riempiva quell'angolo di corridoio.

In fondo, non sapeva nemmeno lui cosa stesse aspettando. Forse aveva solo il tremendo sospetto che nell'esatto istante in cui le sue nocche avessero toccato la superficie legnosa della porta, tutto sarebbe potuto cambiare per sempre. O, forse, nulla sarebbe mai più cambiato. Per sempre.

Come se svegliato improvvisamente da uno strano torpore, sollevò il braccio. Lo accompagnò il rumore della giacca che indossava. Un fruscio così improvviso che quasi lo spaventò, come se quell'azione fosse stata progettata ed eseguita da qualcuno estraneo.

Toc Toc Toc.

E poi il ghiaccio intorno a se. Il cuore quasi fermo, il freddo a stringergli lo stomaco.

La fortuna era dalla sua parte, almeno nella parte iniziale del tutto: quella porta, non aveva uno spioncino. Nulla. L'unico modo per vedere chi avesse bussato, sarebbe stato aprire la porta, e guardare direttamente in faccia colui al di là dell'uscio. Ma non aveva ancora calcolato il fattore 'voce': e se si fosse sentito chiedere 'Chi è?'.. come avrebbe potuto rispondere..? con la voce che non riusciva nemmeno a tirar fuori? o con quel coraggio che non sapeva nemmeno dove trovare?
Uno scatto improvviso, un rumore metallico, e la porta che si aprì. Così come quella voce dietro alla porta a domandare: 'Chi è..?'

Ma fu solo questione di attimi, quando i suoi occhi blu si fecero spazio sopra la catenella, tra lo stipide e la porta, tutto si ghiacciò, all'istante.

Lui era ancora là, immobile, dopo aver riportato il braccio lungo il busto, e la mano immobile ad appoggiarsi sulla gamba. E la sigaretta continuava a far salire quel fumo, con la cenere ormai sempre più lunga, e pronta a cascare in basso.

Lei? Chissà cosa le attraversò la mente, in quel momento. Ma quello che vedeva lui, erano i suoi occhi immobili, che gli trapassavano l'anima. E il suo sospiro, diventato impercettibile, e poi diventato profondo.

Furono istanti.

Poi di scatto, la porta, si chiuse. Senza nessun altro suono. Una porta chiusa sul passato. E questa volta, lui, non poteva dire nulla.

Uno, due, tre.. cinque, dieci. Erano i passi che aveva fatto in quel corridoio prima di arrivare a quella porta, e aveva contato ossessivamente prima di bussare. Ora avrebbe dovuto percorrerli al contrario, e sparire per sempre.

Ingoiò amaro, quel dannato sapore di nicotina. La cenere cadde da sola sul pavimento, e lui la seguì con lo sguardo. Si girò e fece il primo passo. E poi il secondo, e poi il terzo..

Un rumore, e poi una porta che si aprì. Il passo che si blocca, forse terrorizzato nel non voler scoprire se fosse proprio quella porta, ad essersi aperta. Non si voltò, rimase immobile, al centro del corridoio.

'Perché?' In fondo, la sua voce, era la stessa. Ma quella domanda, era tagliente e affilata, come un rasoio, che gli aveva ridotto in brandelli l'anima in un solo istante.

M.

giovedì 22 ottobre 2009

Capita che... Imprecare, e imprecare..

Capita che in certi momenti non si può davvero fare a meno di fermarsi un attimo, isolarsi dal mondo, staccare la testa, la mente, i pensieri, ogni cosa e rimanere da soli con se stessi..

..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove si è arrivati'..
..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove ero un anno fa'..
..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove voglio essere tra un anno'..

Ma qui.. e su questa domandina, che il tutto va in crisi.. perché è implicito nel discorso del futuro imperscrutabile questo aspetto della vita di ognuno di noi.. anzi, forse non è nemmeno corretto questo: perché io, tu, chiunque, possiamo dire "Fra un anno voglio essere..." ma, in realtà, come faccio a sapere che andrà a finire proprio così, come stiamo pensando in quel momento?

Nessuno può dire di avere le risposte pronte a queste perplessità, perché non ci sono..

E non ha nemmeno senso stare lì, in un angolo, e piangersi addosso, perché tra le mani non abbiamo proprio nulla, di quello che avevamo prospettato anni addietro, e di quello che pensavamo di poter fare prima di cominciare l'avventura odierna..

E allora? se non possiamo imprecare, e poi imprecare, e poi incavolarsi col mondo, e poi sbattere i piedi per terra, non possiamo nemmeno prendercela col mondo che va sempre per i fatti suoi, e non tiene conto di nulla di quello che noi vorremmo davvero per noi e per chi ci sta vicino.. allora, che dovremmo fare per scaricare un po' questo terremoto che ci portiamo sempre dentro, chi più e chi meno, ogni giorno o quando ci si ferma davanti allo specchio per un attimo..

''Homo faber fortunae suae".. dice un famoso detto latino.. forse un tempo ci credevo davvero di più, lasciando un piccolissimo spiraglio a quello che di solito chiamiamo destino.. più va avanti la mia vita, più comincio a pensare che ci sia qualcosa davvero di scritto e di già stabilito, che continua a remarci contro, e che ci dà l'unico stimolo di opporci a questo 'prestabilito susseguirsi di eventi' per cercare un po' di felicità..

Troppi eventi incontrollabili.. troppi istanti che arrivano, dal nulla, e portano via persone care..
Troppi sforzi fatti nel passato, che non vengono e non verranno ripagati..

Allora, mi chiedo spesso: se qualcuno mi chiedesse se conviene o meno studiare, impegnarsi, fare il proprio al massimo delle possibilità, saprei davvero cosa rispondere, in quest'ultimo periodo?..

Temo di no.. Temo proprio di no.

Vorrei solo potermi svegliare un giorno, e col sorriso sulle labbra, pensare: "Sono davvero felice di quello che ho costruito fin qui, di quello che ho, di quello che sono.."..

Già, lo so cosa si può pensare: "C'è tanta gente che sta decisamente peggio di te..!".. giusto, giustissimo, ma non voglio trovare sollievo in questo paragone, fatto davvero con chi ha tante, troppe difficoltà, nella vita.. in fondo, io, non chiedo cose assurde, né la luna né nient'altro.. vorrei solo che qualcuno dei miei desideri e delle mie aspettative degli anni passati, prima o poi, si avverasse..

Beh.. in questo ultimo periodo, va così.. penso spesso al tempo che passa e che non tornerà più.. alle occasioni perse e che mai torneranno indietro.. alle persone che passano e si perdono nel mare magnum delle giornate.. al fatto che di tutto quello che è successo solo un istante fa, non abbiamo più nulla, in mano, più nulla, per controllarlo, se non il ricordo di quel che è stato..

E oltre al ricordo di persone, luoghi, situazioni.. il desiderio di quel qualcosa che ancora non abbiamo, e che spesso mi fa ricordare che qualcosa ancora, la voglio e la devo realizzare..

M.

martedì 22 settembre 2009

Capita che... tutto quanto, non ha senso..

Capita che.. a volte la vita sembra davvero incomprensibile.. ogni cosa sembra perdere senso, il tutto sembra diventare così ostico da non poter essere indagato in nessun modo..

Capita che.. le domande, rimangono solo e soltanto domande. E quelle che cercano di essere risposte, tutto sono, tranne che vere risposte.. sembrano solo dannate e incomprensibili tentativi di giustificazioni per fatti che non hanno nessun senso..

Capita che.. la vita, ad appena ventisei anni, scappa via.. e quello che sembra un dannato gioco del destino, non è affatto un brutto sogno, ma è tutta realtà, solo e soltanto realtà.. quella più dolorosa, quella più assurda, quella più.. sbagliata..

Capita che.. la vita di un ragazzo pieno di entusiasmo, e convinto di quello che fa, scappi via.. e scappi via per mano di un pazzo suicida che ha deciso di farsi saltare in aria in un attentato, portandosi via in questo gesto scellerato altri cinque ragazzi..

Capita che.. non sembra aver nessun senso, nulla di tutto quello che è successo in questi ultimi giorni.. la notizia, e l'attentato ancor prima.. questo gesto così violento e barbaro contro ragazzi che cercavano solo di aiutare, servire un ideale, onorare la patria, portare la pace in una terra lontana.. tutto questo, non ha nessun senso, e non ce l'avrà mai..

Capita che.. si chiudono gli occhi, si stringono i pugni così forte da farsi male.. e si implora in silenzio che sia solo un dannato brutto sogno.. un sogno, solo e soltanto un dannato incubo.. che prima o poi qualcuno dica.. ''C'è stato un errore.. non è successo..''..


Capita che.. purtroppo la realtà è la realtà. E quella vita, non c'è più. E non importa se si è in uno, dieci, cento o migliaia a piangere e imprecare per tutta questa assurda realtà. La realtà è quella, e quella rimarrà.

Capita che.. in quell'attentato la vita è stata strappata ad un amico, ad un ragazzo pieno di voglia di vivere.. strano gioco di parole, questo qui.. e allora forse sarebbe meglio ricordarlo sempre nei momenti in cui ha diviso con tutti un sorriso, una parola, una risata.. un abbraccio, uno scherzo, una battuta vicino al bar.. così preferisco ricordarlo, mentre in tante sere d'estate eravamo buttati a passare il tempo a chiacchierare del più e del meno, a girare in motorino, a giocare a calcetto.. ne è passato di tempo.. ultimamente le strade della vita ci avevano fatto incontrare sempre meno.. ma questo non aveva intaccato nulla.. preferisco ricordare quei dieci minuti di qualche mese addietro, quando abbiamo parlato così.. del più e del meno.. quel parlare 'di tutto e di niente' che ora rimane l'ultimo ricordo reale che rimane, nella mia memoria..

Capita che.. in questi giorni mi son ritrovato spesso, a pensare.. a pensarti, a pensare a come può essere drammaticamente crudele la vita.. e il destino, non riuscendo mai a trovare una dannata spiegazione razionale.. e in quei momenti, ritrovarmi a piangere, a singhiozzare.. perché quelle non risposte scavano un dolore profondo, e uno smarrimento infinito, e difficile davvero, da colmare..

Capita che.. ho ritrovato tanta gente, che come me, ha pianto, ha imprecato, ha sbattuto i pugni sul tavolo sperando che tutto fosse un dannato errore.. invece.. questo non era.. e penso al dolore di una madre che ha perso un figlio.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad un padre che ha perso un figlio.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad una sorella, che ha perso un fratello.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad un fratello, che ha perso un fratello.. potrà avere una misura, quel dolore?..

Capita che.. non c'è misura, per quel dolore. Come non c'è misura per il dolore che ha lasciato dentro tutti noi, questa tragedia. In tutti quelli che conoscevano uno dei sei caduti a Kabul, in questi drammatici giorni passati. In tutti quelli che rispettano e onorano il servizio di una forza di pace composta da uomini, ragazzi, da giovani come noi, impiegati in un posto lontano per portare un aiuto.

Capita che.. Davide, questo vuole essere il mio saluto, per te. Oggi hai volato per l'ultima volta, ma ora da lassù, forse, potrai proteggerci.

Non ti dimenticheremo mai, non ti dimenticherò mai. Il tuo sorriso e le tue battute, il tuo scherzare e la tua voce, non sarà dimenticata.

M.

mercoledì 9 settembre 2009

Capita che... comincia la battaglia..

Capita che.. non ci sia bisogno di un post lungo mille righe..

Basta qualche riga.. anche una sola frase..

Oggi, è oggi che inizia la battaglia, quella più importante, quella più impegnativa..

..perché in ballo non c'è solo una semplice vittoria, ma l'obiettivo finale è LA vittoria..
..in ballo c'è tutto quanto, e ancora più di tutto quanto.

Per cui, forza e coraggio. Sarà dura, questo è vero senza alcun dubbio..
..ma saremo tutti qui, giorno per giorno, a fare il tifo per te..

E non smetteremo mai di lottare, insieme a te.

Perché ti vogliamo bene, e ti vogliamo bene con tutto il cuore, con tutta l'anima.

E saremo là, ogni giorno, a fine giornata..
sarò là, ogni giorno, ogni fine giornata, a sussurrarti, con il cuore.. "Ti voglio bene"..

Perché so che hai l'animo da guerriera, e l'animo da lottatrice.. E vincerai questa, che è la tua battaglia più importante..

Ricorda, sempre: ti vogliamo bene. Ti voglio bene.

M.

mercoledì 2 settembre 2009

Capita che... ''Dobbiamo continuare ad aver paura..''

Capita che.. è passato così tanto tempo che guardare l'ultima data scritta fa quasi impallidire.. e capire allo stesso tempo quanto tempo è passato.. sono mesi, mesi lunghi, mesi maledettamente lunghi, mesi difficili e duri, sono giorni pieni di paura, di sofferenza, di pensieri bui e tristi, ma sono allo stesso momento ore, ore vissute, ore piene di cuore, di forza, di energia.. e di voglia di rimettere tutto nella giusta direzione, per riuscire a dare il meglio che si può, per riuscire a fare il massimo delle proprie possibilità.

Quando altro non puoi fare che dare il 100% per qualcuno, ti rendi conto che rimane lo 0% per tutto il resto.. e che non sia il discorso matematico a far funzionare l'algoritmo complessivo, non è difficile intuirlo.. perché alla fin fine non si lavora con i numeri, nella vita vera.. ma con le emozioni, le sensazioni, le energie fisiche e mentali, e tutte queste cose non sono affatto dei dannati numeri..

Alla fine, terra bruciata. Terra bruciata tutto intorno, o quasi. Perché? Chissà perché.. forse è stata l'arma per tenere ben salde tutte le energie, forse è stato l'unico sistema per tenere stretto quel 100% che serviva, e che ancora servirà..

Servirà.. e non è concesso mollare, mai.. proprio come dice un motto famoso..

Una battaglia è stata vinta, e un po' di calma è calata sull'accampamento dei guerrieri.. ma la guerra, la guerra non è ancora finita.. e il nemico sembra sconfitto. Ma bisogna tenere alta la guardia, e continuare a combattere ugualmente.. perché il nemico è di quelli subdoli, che arriva la notte strisciando, non si fa sentire, è infimo e meschino.. e attacca all'improvviso, con forza e malvagità incredibile.. e non bisogna mai farsi trovare impreparati, mai lasciarsi sopraffare..

In questo periodo il riposo, al di fuori dell'accampamento, addormentati poggiati al muro, non è concesso.. bisogna restare con le armi ben salde in mano, ben strette in mano, ed essere pronti a suonare la carica.. dobbiamo continuare ad aver paura che qualunque cosa possa accadere..

Soprattutto quando sai benissimo che tu non puoi combattere in prima persona, perché la battaglia è soprattutto di una persona per te fondamentale e importantissima.. e non puoi fare altro che darle supporto, forza, coraggio, appoggio..

..La battaglia, qualunque essa sia, e di chiunque essa sia, va combattuta prima col cuore, e poi con tutto il resto..

''Quanto hai aspettato, prima di ritornare?''
Non lo so.. non so quanto tempo è passato..
"Non so se prenderti a schiaffi, o abbracciarti.."
Non fare nulla.. non dire nulla..
''Va bene..''
...
"In fondo il silenzio, è quello che hai cercato ogni giorno, e quello che forse ti ha protetto da tutto, dandoti la forza per non pensare al peggio, dandoti la forza per dare il meglio.."

Ho trovato tanta polvere da queste parti.. ed è solo colpa mia in fondo.. le chiavi di questo posto, ce le ho solo io.. speriamo che tutta questa polvere non abbia rovinato nulla.. di quello che un tempo è stato a lungo il mio diario..

M.

martedì 16 giugno 2009

Capita che... ''Ho trovato il sistema..''..

Capita che, quando sei alle strette, un sistema per sgattaiolare lontano dai guai, lo trovi, in un modo o nell'altro.. E lui lo sapeva bene, che non aveva nessun senso nascondersi, nè far finta che tutto quel marciume che si era costruito attorno, e che in tanti anni gli aveva quasi fatto da scudo protettivo, all'improvviso non solo era esploso in mille pezzi, ma era diventato insostenibile nello stesso ricordo.. quasi un qualcosa che da perfetto, era diventato maledettamente imperfetto, pieno di falle, pieno di incongruenze.. Quella barriera impenetrabile, si era cominciata a crepare pian piano, dal basso, e il segno improvviso si era propagato repentino e saettante in tutte le direzioni, facendo breccia ad una luce così forte, che i suoi occhi, abituati al buio in cui si era rintanato, non sapevano più tollerare..
''Ho capito cosa fare..'' disse, non dando nemmeno il tempo a lei di rientrare in casa..
''..potevi almeno aprire un po' la finestra.. qui sembra di essere immersi nella nebbia, invece è solo quel maledettissimo fumo della tua maledettissima sigaretta..''
''..Hai ragione, scusami..''
''..Quindi..? che stavi dicendo..?..''
''Dobbiamo farlo, e dobbiamo farlo senza troppi tentennamenti..''
''Ma di cosa stai parlando..?''.. lei si decise finalmente a soffermare il suo sguardo sopra quella figura, lì seduta a quel tavolo, che sembrava aver perso quasi la sua essenza corporea, e diventare solo una voce.. era lì, e invcece che dare il volto a lei, che parlava, era seduto quasi di lato, e fissava il muro di fronte a se, poco lontano.. la sigaretta, immancabile in quegli ultimi giorni, roteava tra le sue dita.. un gioco abile di pollice, medio e indice..
''..Ehi, ma che succede..? sicuro di stare bene..?..''.. disse lei, quasi tremante nella voce, ma sicura nel gesto di spalancare quella finestra, e nello spostare quella tenda, che lasciò entrare un mare di luce..
''Vedi..? tu, vedi quello che vedo io?..''
''Ma io, io non ti capisco..''
''Quella luce, quella luce che filtra dalla finestra.. quel sole, che è appena entrato, e che ha squarciato questo dannato fumo di questa dannata sigaretta..''..
''.. si, assomigli sempre di più a Zeno.. ormai tu e il fumo fate coppia fissa..''..
''Prepara la valigia. Domattina si parte..'' disse, con un tono così fiero e deciso che mai gli aveva sentito nella voce.
''C...cosa...? Ma che stai dicendo..?.. e dove?''
''Sai, non ha molta importanza, dove..''
''Hai per caso picchiato la testa da qualche parte..?''
''No.''
Si era alzato da quella maledetta sedia in quel maledetto fumo che aleggiava in tutta la stanza.. e andandogli incontro un raggio di sole gli si era poggiato sul viso, e aveva fatto scintillare una lacrima che gli solcava il viso.. e lei, in quel bagliore piccolissimo aveva cominciato a tremare, perché mai lo aveva visto piangere. Mai lo aveva percepito così fragile. E forse, per la prima volta, lo vedeva così vero.
''Ma.. che cosa succede..?''
''Nulla. Prepara la valigia. Al massimo domattina, via di qui. Se tu vuoi venire con me, non devi dire nulla. Allo stesso modo, se tu non volessi venire con me..''
''Tu.. ti rendi conto.. di quello.. che stai dicendo?.. Loro ci troveranno, ovunque. Lo sai come funziona. Tu, Io, Noi, non possiamo andare come se nulla fosse..''
''Beh, io non ho detto di andare a nasconderci. Ho detto di andare. Partire. Arrivare il più lontano possibile, e là fermarsi. Ma fermarsi a vivere.. non continuare a scappare per sempre..''
''Ma.. io sto già tremando, ora.. come saranno i prossimi giorni, mesi, anni, se ci saranno concessi, con la paura che qualcuno di loro ci ritrovi..?''
''Beh.. non mi importa.. non mi importa. Però saprò che avrò vissuto davvero, senza questa dannata merda che mi sommerge, e ci sommerge, in questi dannati giorni..''
''Tu.. sei un dannato pazzo.. e tu, tu questo lo sai benissimo..''
''Già.. forse lo sono sempre stato, e ora sono solo peggiorato. Non preoccuparti, ho parlato con le persone giuste, ho preso le giuste attenzioni, ho chiesto un paio di favori. Andrà tutto bene, andrà tutto bene. Fidati di me, ora come non mai, fidati di me..''
Non gli importava, in fondo, quello che sarebbe potuto succedere dopo quel suo gesto.. in fondo, chiedeva solo di poter tornare a vivere.. E sperava che, in tutto questo, lei fosse con lui.. anche se sapeva, e temeva, che portandola ancora una volta in questo suo nuovo inferno, le avrebbe fatto correre più rischi, che altro..
''Va bene. Lo sai che mi fido di te, l'ho sempre fatto..''
Erano là, vicino a quella finestra, le sue mani poggiate sulla schiena di lei, che guardava fuori, verso la luce.. quella luce, che forse, era arrivata finalmente a squarciare le loro tenebre, o forse, stava per scatenargli contro demoni infinitamente più pericolosi, mascherati da esseri angelici..

M.

mercoledì 10 giugno 2009

Capita che... ''Comincio ad essere un po' stanco..''

Capita che ogni tanto, il tempo, le abitudini, la routine arrivi a consumare gli entusiasmi, a minare da dentro lo slancio giornaliero, la passione in quello che si fa.. e la stessa voglia di continuare a farlo, anche il giorno dopo..
Era là.. in fondo, seduto a quella sedia, con quella sigaretta passata distrattamente da una mano all'altra, mentre il fumo saliva leggero e lento.. a riempire tutta la stanza, quasi catturato più dalle forme voluttuose e sinuose che quel filo grigio creava nell'aria della stanza, che dal suo desiderio stesso di sentire la nicotina scendergli nella gola, e poi nei polmoni..
E lei era là, a guardarlo con aria attenta ma dolce, severa, e allo stesso tempo.. si.. preoccupata.. perché intuiva che qualcosa non andava, che qualcosa, in lui, non era come un tempo..
..''Sai, ho come la sensazione che sia la sigaretta, ad aspettare che tu ti spenga.. e non tu che la stia fumando..''
''..Hai visto che giri strani fa il fumo, se rotei leggermente questa sigaretta...? cerchi e curve.. leggeri, quasi eleganti.. ti stupisci nel pensare come sia invece un portatore di morte, tutto questo fumo.. questa scia così elegante, è allo stesso tempo così pericolosa e meschina..''..
''Beh, è un vizio, quello del fumo.. e tu lo sai benissimo.. hai detto tu stesso di aver bisogno di riprendere a fumare..''..
Un sorriso, finalmente riapparve sul suo viso.
Una mano ne sfiorò un'altra. Era quella di lei, che con fare amorevole si appoggiava alla sua.
''Non preoccuparti..''
''..vuoi dirmi che succede..? perché sei così... rapito nei tuoi pensieri?''
''..Comincio ad essere stanco..''
''Stanco.. e di cosa?..''.. un'espressione interrogativa si dipinse sulle sua sopracciglia, ad accompagnare quella domanda.. sincera, e così dannatamente semplice..
''Stanco.. di questo. Di questa vita. Di questo oggi che si è ripetuto già ieri. E si ripeterà anche domani..''
''Non sei contento di come va la tua vita..?''..
La sigaretta emise un leggero suono soffocato.. la carta finì di bruciare..
''Già.. comincio ad essere stanco della confusione.. della metropolitana la mattina.. della confusione per salirci.. della confusione per viaggiarci.. dell'aria condizionata a lavoro..''
L'espressione di lei diventava sempre più triste, man mano che lui parlava, perché conosceva il senso di profonda caduta in cui lui ormai da qualche tempo stava scivolando..
''Sai.. ti stupiresti di vedere quant'è nero, il nero nel quale cammino..''..
Un brivido, poi il coraggio di parlare..
''Perché dovrei stupirmi..? Credi che io non capisca..? Credi che io accetti quello che devo fare ogni giorno? Credi che a me faccia piacere fare ogni giorno le stesse cose? Andare a lavoro? prendere la metro? sentire che soffoco in mezzo a tanta gente? far finta di essere serena e felice?..''..
''Sembra che io non sia felice.. e sembra neanche tu..''..
In fondo, al di là della routine, forse erano stanchi del loro vero lavoro.. quello era il motivo del loro essere consumati, nell'animo.. essere dei serial killer assoldati dalla mafia, in quella dannata città, giorno dopo giorno, non faceva che spegnerli, di quella parte che ogni vita che spezzavano di volta in volta.. molto più del lavoro di facciata che erano costretti a fare.. timida impiegata lei, tranquillo programmatore lui..
''Dovremmo prendere una decisione..''
''Sai che non possiamo fermarci.. sai che qualcuno ce lo impedirebbe..''
''Potremmo essere vittime di qualcuno come noi..''
''No. Sbagliato. Noi, io e te, siamo già vittime di noi stessi.''

Il silenzio, un po' di fumo nella stanza. Lei, con i suoi occhi bassi. Lui, con il suo sguardo sicuro, ma profondamente triste. Erano le loro vite, in quel momento. Ed erano arrivate dove loro le avevano portate.

E da quelle vite, volevano assolutamente scappare.

''Sai, comincio ad essere stanco..''.

M.