E così era ancora là, immobile di fronte a quella porta, ad aspettare chissà cosa. Ad aspettare chissà chi. Eppure il fumo che saliva lento dalla sua sigaretta gli dava fastidio agli occhi, quel dannato amore verso la nicotina, che mai aveva saputo abbandonare.. Eppure, ci aveva provato chissà quante volte, chissà quante.. Talmente tante che non riusciva nemmeno più a ricordare tutte quelle dannate volte in cui aveva appallottolato il suo pacchetto e buttato nel cestino di casa. Ma la realtà, era un'altra. Era ancora là, di fronte a quella porta, con una sigaretta appoggiata sul labbro inferiore, e tenuta in piedi solo dall'immobilità di quello superiore. Il fumo saliva lento, e ormai riempiva quell'angolo di corridoio.
In fondo, non sapeva nemmeno lui cosa stesse aspettando. Forse aveva solo il tremendo sospetto che nell'esatto istante in cui le sue nocche avessero toccato la superficie legnosa della porta, tutto sarebbe potuto cambiare per sempre. O, forse, nulla sarebbe mai più cambiato. Per sempre.
Come se svegliato improvvisamente da uno strano torpore, sollevò il braccio. Lo accompagnò il rumore della giacca che indossava. Un fruscio così improvviso che quasi lo spaventò, come se quell'azione fosse stata progettata ed eseguita da qualcuno estraneo.
Toc Toc Toc.
E poi il ghiaccio intorno a se. Il cuore quasi fermo, il freddo a stringergli lo stomaco.
La fortuna era dalla sua parte, almeno nella parte iniziale del tutto: quella porta, non aveva uno spioncino. Nulla. L'unico modo per vedere chi avesse bussato, sarebbe stato aprire la porta, e guardare direttamente in faccia colui al di là dell'uscio. Ma non aveva ancora calcolato il fattore 'voce': e se si fosse sentito chiedere 'Chi è?'.. come avrebbe potuto rispondere..? con la voce che non riusciva nemmeno a tirar fuori? o con quel coraggio che non sapeva nemmeno dove trovare?
Uno scatto improvviso, un rumore metallico, e la porta che si aprì. Così come quella voce dietro alla porta a domandare: 'Chi è..?'
Ma fu solo questione di attimi, quando i suoi occhi blu si fecero spazio sopra la catenella, tra lo stipide e la porta, tutto si ghiacciò, all'istante.
Lui era ancora là, immobile, dopo aver riportato il braccio lungo il busto, e la mano immobile ad appoggiarsi sulla gamba. E la sigaretta continuava a far salire quel fumo, con la cenere ormai sempre più lunga, e pronta a cascare in basso.
Lei? Chissà cosa le attraversò la mente, in quel momento. Ma quello che vedeva lui, erano i suoi occhi immobili, che gli trapassavano l'anima. E il suo sospiro, diventato impercettibile, e poi diventato profondo.
Furono istanti.
Poi di scatto, la porta, si chiuse. Senza nessun altro suono. Una porta chiusa sul passato. E questa volta, lui, non poteva dire nulla.
Uno, due, tre.. cinque, dieci. Erano i passi che aveva fatto in quel corridoio prima di arrivare a quella porta, e aveva contato ossessivamente prima di bussare. Ora avrebbe dovuto percorrerli al contrario, e sparire per sempre.
Ingoiò amaro, quel dannato sapore di nicotina. La cenere cadde da sola sul pavimento, e lui la seguì con lo sguardo. Si girò e fece il primo passo. E poi il secondo, e poi il terzo..
Un rumore, e poi una porta che si aprì. Il passo che si blocca, forse terrorizzato nel non voler scoprire se fosse proprio quella porta, ad essersi aperta. Non si voltò, rimase immobile, al centro del corridoio.
'Perché?' In fondo, la sua voce, era la stessa. Ma quella domanda, era tagliente e affilata, come un rasoio, che gli aveva ridotto in brandelli l'anima in un solo istante.
M.







