martedì 31 maggio 2011

Capita che... perdere il contatto..

"Capita che.. ti ritrovi all'improvviso sbalzato in una dimensione che non è più la tua, in un mondo che è tutt'altro da quello che avevi immaginato.. e non sai più quello che è giusto fare, da quello che non lo è.. le persone da valorizzare, da quelle da disprezzare.. quello che è giusto, e quello che è sbagliato.. è per questo, che sto scrivendo questa lettera, perché non so nemmeno se sia giusto dirtelo di persona, quello che penso, o affidare tutto ad un silenzioso e lapidario foglio di carta.."..
Eh sì, che in fondo lui era stato sempre molto bravo a scrivere, e a scrivere tanto.. ma da un po', era come immobilizzato in una struttura troppo più grande di lui.. tanti obblighi, tanti doveri, troppe imposizioni..
Eh sì, che era una vita e una serie di scelte che nessuno gli aveva imposto di seguire: ogni cosa a suo tempo, ogni passo scandito da una sua decisione.
Eh sì, che ogni mattina si guardava allo specchio convinto di quello che aveva fatto il giorno prima, e non se ne pentiva minimamente..
E ora chissà perché, quella disperazione e quel senso di soffocamento erano un qualcosa che gli attanagliavano il cuore, il fiato, la mente.. non sapeva nemmeno più da quante notti non dormisse tranquillo.. girandosi e rigirandosi in quel letto.. era stato facile man mano buttare all'aria tutti i sogni passati e tutti i progetti, ma come era stato difficile ripararsi dopo dalla cascata di vetri infranti..
"..non so dove sarò domattina, né se rientrerò qui a casa stasera.. forse sarebbe stato più giusto non trascinarti in questi miei deliri mentali.. forse sei stata tu l'unica ancora di salvezza, in questa mia incasinatissima esistenza.. e forse non avrei potuto chiedere regalo più grande, a chissà chi ci guarda da lassù.. forse ho la colpa di non aver mai saputo dare il giusto valore alle cose e alle persone, o forse sono io stesso, che non mi do' il giusto peso e il giusto valore.."
Il sole ormai tramontava, laggiù, lontano.. e il rosso accendeva ogni cosa.. era in fondo lì, giorno dopo giorno, a rifare il giro sulla sua testa, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.. e questo strideva così tanto con il suo sentirsi fuori posto.. ingabbiato in una serie di azioni quotidiane, di costrizioni prima psicologiche, forse, e poi fisiche.. chissà.. in fondo era in piedi su quel terrazzo a scrutare il sole chissà da quanto, tanto che gli occhi ormai quasi gli lacrimavano.. o magari non erano lacrime di stanchezza, ma lacrime più profonde..

M.

mercoledì 5 gennaio 2011

Capita che... "E' la storia della sua vita.."

Bianco @ ZioMauri29Capita che... ancora una volta la metropolitana è fucina di spunti di riflessione, di considerazioni, di pensieri inaspettati nel corso di un semplice viaggio di rientro a casa..

''E.. ma sai, ci ha abbandonati il giorno di capodanno, perché è andata a festeggiare con il suo moroso..''.. così diceva una ragazza, al cellulare, mentre parlottava con una sua amica, nemmeno poi tanto sottovoce o discretamente.. quasi che il rumore della metropolitana dovesse per forza essere così contenuto da lasciarla parlare tranquillamente, mentre invece pian piano il suo tono di voce saliva, fino ad urlare alcune parole..
E così, la storia di chissà chi, è diventata un po' la storia di tutto il vagone..

Alla fin fine, il succo del discorso, quale sarà stato? la loro comune amica, all'improvviso, dopo aver conosciuto un ragazzo, aveva deciso di passare il giorno di capodanno lontano da loro due.. ma quello che mi ha fatto più pensare, è stata quella frase.. "Ormai.. è convinta che sia la storia della sua vita.. dopo appena tre mesi.."..

Ecco.. qualcuno di voi, sa dirmi.. quand'è che la propria storia d'amore diventa la 'storia d'amore della vita'? Quella storia che comincia a toglierti il fiato, a farti sentire la mancanza di qualcuno quando non c'è per poche ore, a farti sentire incompleto quando sei da solo.. come e quando si può essere sicuri di averla tra le mani o di viverla, e ci si può sbilanciare a tal punto da dirlo a qualcuno?

Perché.. alla fin fine.. siamo sempre e comunque prontissimi a dire, delle storie degli altri, che non sono importanti, che alcuni passi sono troppo affrettati, che il sentir dire 'Ti amo' pronunciato da altre persone è fuori luogo, è affrettato, è sbagliato.. mentre siamo sempre così gelosi e pronti al contrattacco se queste considerazioni vengono fatte alla nostra, di storia..

"E come ti permetti tu a dire che la mia storia, non è una storia seria?"
"E come fai a sapere tu che non è la storia della mia vita?"
"E come fai a dire che non avrei dovuto fare quello che ho fatto...?"..

E si.. possiamo criticare e ricamare sulle storie degli altri, in tutto e per tutto.. perché in fondo quei sentimenti non sono affatto i nostri.. ma mai vorremmo sentire quelle stesse cose dette a noi..

C'è una cosa, di cui sono convinto.. ogni storia, per quanto sbagliata o affrettata, è importante, a modo suo: lascia sempre qualcosa dentro, lascia sempre una traccia.. un qualcosa data all'altro, un qualcosa ricevuto. Perché può sembrare una storia stupida per gli altri, ma forse, in fondo in fondo, se ci buttiamo a viverla, se siamo pronti a lottare per viverla, se andiamo contro tutti e tutti quando è necessario, deve essere importante, per noi.. deve avere qualcosa di speciale..

Oppure mi sbaglio?

M.

lunedì 3 gennaio 2011

Capita che...

Capita che.

Per mesi e mesi ho cominciato così gli interventi in questo blog, e non è un caso se rimetto in fila quattro parole dopo l'inizio del nuovo anno.. forse perché era necessario chiudere quello vecchio, non per una questione di superstizione, di 'cose' da buttare via con l'anno vecchio, e di nuove da chiedere a chissà quale oroscopo minuziosamente andato a cercare.. ma per un necessario, fondamentale, nuovo inizio.

Nuovo inizio, chissà quante volte ci abbiamo pensato, tutti quanti, nella nostra vita.. di poter ricominciare da capo, di poter azzerare tutti i fatti passati, e di guardare al domani con occhi nuovi, con nuove consapevolezze, con nuove certezze, con la convinzione di poter davvero portare la nostra vita verso nuove direzioni..

Forse è in questa direzione, che tutto dovrebbe andare, e che tutti noi vorremmo portare noi stessi e le nostre semplici ma fondamentali esistenze.. dico bene? Pensiamo in fondo di poter cambiare il mondo, di poter essere invincibili, di poter piegare ogni cosa, e in questa foga passiamo a dimenticare il 'destino', l'imponderabile, quello che non puoi né controllare, né prevedere, in nessun modo..

E forse da questo, che scappo. Da questo "impossibile da prevedere", da quel qualcosa che accade a prescindere, anche se tu non lo vorresti affatto, e che in questo anno passato non ha fatto sconti, non mi ha dato tregua.. e parlo di me, in prima persona, e parlo della mia famiglia, in maniera non meno importante.. perché a tutto si può porre rimedio, questo è vero, ma se comincia ad essere messa in gioco la salute, la serenità, la possibilità stessa di vivere tranquillamente, tutto comincia a diventare dannatamente complesso, difficile, soffocante, asfissiante.. e non vedi l'ora di ripartire, di poter tirare una linea così marcata e netta che mentre sei lì, col gessetto in mano, ti fanno male le dita e le unghia per quanto forte stai premendo quel gessetto sull'asfalto..

Beh.. non so cosa mi aspetterà nel futuro, così come nessuno può saperlo.. a volte è strano pensare come siamo sempre indaffarati a fare progetti a lungo o a lunghissimo termine, quando invece il nostro piccolo mondo è così stranamente imponderabile a tal punto che domani potrebbe essere tutto cambiato, compromesso, o addirittura, finito.. Perché non si è mai pronti a pensare al domani che non ci sarà, e forse è questa la molla dell'agire e del progettare umano: la voglia di andare avanti, sempre e comunque. Di costruire, di disegnarsi un futuro, un progetto a lungo termine che ci veda sereni, felici, realizzati..

Mi fermo qui, non perché non avrei altro da scrivere, ma perché non voglio che questo punto di restart diventi una serie di pensieri tristi, e dolorosi, legati all'anno ormai passato.. ora c'è il sorriso, che è tornato, e che voglio tenere con me, per tanto e tanto e tanto tempo.

PS: Se quel sorriso è tornato, beh, sappi che è anche, o soprattutto, merito tuo.. che nonostante tutto, ci sei sempre stata.. e che non so dove eri, prima di incontrarti.. il nome non serve, so già che leggendo qui, capirai. Quante volte te l'ho già detto, e chissà quante volte ancora me lo sentirai dire.. :)

Un abbraccio, e un sorriso, a tutti voi.

M.

mercoledì 4 agosto 2010

Capita che... Cercare le risposte..

Capita che, a volte, una sola domanda avrebbe bisogno di una risposta lunga chilometri e chilometri, fatta di tonnellate di concetti, di una spropositata mole di spiegazioni.. ma allo stesso momento, si comprende che nemmeno una piccolissima percentuale di tutto quel 'dire' sia utile, necessario, indispensabile, il termine più corretto è solo.. necessario.. necessario, necessario a spiegare davvero, a chiarire un concetto.

''Perché?''.. chiese ancora lei, in piedi poco fuori la porta.. con un piede quasi ancora dentro, quasi a non volersi separare dal suo mondo, quello che l'aveva protetta, e accudita, in tutto quel tempo.. un leggero alito di vento si creò in quel corridoio, grazie a quella porta aperta..

Lo stesso alito di vento che smosse i capelli di lui, e che gli strisciò sul viso.. perché quel venticello sarebbe potuto essere piacevole, ma sulla pelle di lui era tagliente e affilato..

''Perché?''.. stessa domanda, tono più duro, e più cupo..

E lui, ancora fermo là.. a metà di quei dieci passi che aveva fatto per andare via, ancora una volta. Ed era ancora fermo là perché stava dipanando quei milioni di chilometri di parole che si era preparato, ma che avevo già dimenticato o mescolato o ingarbugliato, facendole perdere ogni senso finale..

Un sospiro profondo, per catturare quel leggero venticello. E per trovare la forza per girarsi, guardarla ancora negli occhi, e cercare di parlarle.

''Perché?.. perché non c'era altra cosa da fare..''
''Questa è l'unica cosa che sai dire..?''
'' Sai.. io..''
''No. Io non so. Io non lo so. Io avrei voluto saperlo..''
''Già. Hai ragione. Mi disp..''

Uno sguardo bastò. Lui si fermo su quella sillaba, mordendola tra le labbra e tra i denti.

''Io, io avrei voluto saperlo. Io. Non ora, non ieri, ma quel giorno..''
''Io ho provato. Io ho cercato di dirti, di spiegarti.. ma poi..''
''Ma poi?.. Sai, che un po'.. mi fai pena, quest'oggi?..''

Abbassò gli occhi, fece un cenno con la testa.. quasi a invitarlo a continuare quella storia in casa, seduti a quel dannato tavolo, magari cercando di non affogare in quel solito mare di fumo, di nicotina, e di parole. E di mezze verità.

Il freddo lo avvolse, non appena arrivò ancora su quella porta, quella cui aveva esitato così a lungo prima di bussare. Coraggio, e dove lo trovava? Quello era il momento di abbandonare ogni armatura, ogni difesa. E dire. Parlare.

''Anzi.. ho sbagliato.. sai, non mi fai pena, mi fai schifo..''
''.. Io .. ''
''Già.. tu. Non so più come guardarti, come parlarti..''
''Me ne rendo conto.. così come mi rendevo conto benissimo di tutto quello che mi aspettava venendo qui, dopo tutto questo tempo..''
''Tu non hai la minima idea, di quello che è successo qui, in tutto questo tempo..''

E su questo, lei, aveva ragione. Lui non sapeva quasi nulla, di tutto quel tempo. Si era solo illuso che tutto fosse andato bene, e che tutto il suo pensarla, quasi ogni giorno, l'avesse aiutata, e protetta, come una sorta di 'emanazione' della sua preoccupazione.

''Devi solo dirmi una cosa, anzi.. se hai il coraggio, quello che non hai avuto tempo fa, rispondimi: perché?''
''Perché ho dovuto. Perché non c'era altra cosa da fare''
''Dovuto? Non potevi fare diversamente? Ma stai scherzando..?''
''No. Ho cercato per settimane la forza di parlarti. Di spiegarti. Di dirti quello che stava succedendo, e che mi stava succedendo.. ma..''
''Ma.. ma non hai avuto le palle.. giusto?..''

Lei non era quasi mai stata volgare, nemmeno lontanamente.. e forse questo, l'avevo reso così innamorato di lei, nei tempi passati.. quell'espressione lo scosse, come a fargli capire che quella che aveva di fronte, forse, non era affatto la persona che aveva lasciato, come un pazzo, diversi mesi addietro..

''Va bene. Ti spiegherò tutto quanto. La verità è una sola: ho avuto paura..''
''Paura? Ma che stai dicendo..?''
''Paura, proprio quella. Paura che il tuo troppo 'amarmi' ti facesse correre troppi rischi, troppe incertezze, troppi salti nel vuoto, a causa mia..''
''Ti prenderei a schiaffi.. io, lo farei ora..''

Forse lui era quello che si meritava. Forse lui lo sapeva benissimo. E forse, prima del suo parlare, si aspettava solo il fiume in piena, che lo travolgesse sconquassandogli quelle poche certezze che gli rimanevano.

M.

sabato 30 gennaio 2010

Capita che... ''Perché..?''

Capita che.. alla fin fine, si torna ancora una volta al punto di partenza..

E così era ancora là, immobile di fronte a quella porta, ad aspettare chissà cosa. Ad aspettare chissà chi. Eppure il fumo che saliva lento dalla sua sigaretta gli dava fastidio agli occhi, quel dannato amore verso la nicotina, che mai aveva saputo abbandonare.. Eppure, ci aveva provato chissà quante volte, chissà quante.. Talmente tante che non riusciva nemmeno più a ricordare tutte quelle dannate volte in cui aveva appallottolato il suo pacchetto e buttato nel cestino di casa. Ma la realtà, era un'altra. Era ancora là, di fronte a quella porta, con una sigaretta appoggiata sul labbro inferiore, e tenuta in piedi solo dall'immobilità di quello superiore. Il fumo saliva lento, e ormai riempiva quell'angolo di corridoio.

In fondo, non sapeva nemmeno lui cosa stesse aspettando. Forse aveva solo il tremendo sospetto che nell'esatto istante in cui le sue nocche avessero toccato la superficie legnosa della porta, tutto sarebbe potuto cambiare per sempre. O, forse, nulla sarebbe mai più cambiato. Per sempre.

Come se svegliato improvvisamente da uno strano torpore, sollevò il braccio. Lo accompagnò il rumore della giacca che indossava. Un fruscio così improvviso che quasi lo spaventò, come se quell'azione fosse stata progettata ed eseguita da qualcuno estraneo.

Toc Toc Toc.

E poi il ghiaccio intorno a se. Il cuore quasi fermo, il freddo a stringergli lo stomaco.

La fortuna era dalla sua parte, almeno nella parte iniziale del tutto: quella porta, non aveva uno spioncino. Nulla. L'unico modo per vedere chi avesse bussato, sarebbe stato aprire la porta, e guardare direttamente in faccia colui al di là dell'uscio. Ma non aveva ancora calcolato il fattore 'voce': e se si fosse sentito chiedere 'Chi è?'.. come avrebbe potuto rispondere..? con la voce che non riusciva nemmeno a tirar fuori? o con quel coraggio che non sapeva nemmeno dove trovare?
Uno scatto improvviso, un rumore metallico, e la porta che si aprì. Così come quella voce dietro alla porta a domandare: 'Chi è..?'

Ma fu solo questione di attimi, quando i suoi occhi blu si fecero spazio sopra la catenella, tra lo stipide e la porta, tutto si ghiacciò, all'istante.

Lui era ancora là, immobile, dopo aver riportato il braccio lungo il busto, e la mano immobile ad appoggiarsi sulla gamba. E la sigaretta continuava a far salire quel fumo, con la cenere ormai sempre più lunga, e pronta a cascare in basso.

Lei? Chissà cosa le attraversò la mente, in quel momento. Ma quello che vedeva lui, erano i suoi occhi immobili, che gli trapassavano l'anima. E il suo sospiro, diventato impercettibile, e poi diventato profondo.

Furono istanti.

Poi di scatto, la porta, si chiuse. Senza nessun altro suono. Una porta chiusa sul passato. E questa volta, lui, non poteva dire nulla.

Uno, due, tre.. cinque, dieci. Erano i passi che aveva fatto in quel corridoio prima di arrivare a quella porta, e aveva contato ossessivamente prima di bussare. Ora avrebbe dovuto percorrerli al contrario, e sparire per sempre.

Ingoiò amaro, quel dannato sapore di nicotina. La cenere cadde da sola sul pavimento, e lui la seguì con lo sguardo. Si girò e fece il primo passo. E poi il secondo, e poi il terzo..

Un rumore, e poi una porta che si aprì. Il passo che si blocca, forse terrorizzato nel non voler scoprire se fosse proprio quella porta, ad essersi aperta. Non si voltò, rimase immobile, al centro del corridoio.

'Perché?' In fondo, la sua voce, era la stessa. Ma quella domanda, era tagliente e affilata, come un rasoio, che gli aveva ridotto in brandelli l'anima in un solo istante.

M.

giovedì 22 ottobre 2009

Capita che... Imprecare, e imprecare..

Capita che in certi momenti non si può davvero fare a meno di fermarsi un attimo, isolarsi dal mondo, staccare la testa, la mente, i pensieri, ogni cosa e rimanere da soli con se stessi..

..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove si è arrivati'..
..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove ero un anno fa'..
..e in quei momenti, fare un rapido e tagliente resoconto del 'dove voglio essere tra un anno'..

Ma qui.. e su questa domandina, che il tutto va in crisi.. perché è implicito nel discorso del futuro imperscrutabile questo aspetto della vita di ognuno di noi.. anzi, forse non è nemmeno corretto questo: perché io, tu, chiunque, possiamo dire "Fra un anno voglio essere..." ma, in realtà, come faccio a sapere che andrà a finire proprio così, come stiamo pensando in quel momento?

Nessuno può dire di avere le risposte pronte a queste perplessità, perché non ci sono..

E non ha nemmeno senso stare lì, in un angolo, e piangersi addosso, perché tra le mani non abbiamo proprio nulla, di quello che avevamo prospettato anni addietro, e di quello che pensavamo di poter fare prima di cominciare l'avventura odierna..

E allora? se non possiamo imprecare, e poi imprecare, e poi incavolarsi col mondo, e poi sbattere i piedi per terra, non possiamo nemmeno prendercela col mondo che va sempre per i fatti suoi, e non tiene conto di nulla di quello che noi vorremmo davvero per noi e per chi ci sta vicino.. allora, che dovremmo fare per scaricare un po' questo terremoto che ci portiamo sempre dentro, chi più e chi meno, ogni giorno o quando ci si ferma davanti allo specchio per un attimo..

''Homo faber fortunae suae".. dice un famoso detto latino.. forse un tempo ci credevo davvero di più, lasciando un piccolissimo spiraglio a quello che di solito chiamiamo destino.. più va avanti la mia vita, più comincio a pensare che ci sia qualcosa davvero di scritto e di già stabilito, che continua a remarci contro, e che ci dà l'unico stimolo di opporci a questo 'prestabilito susseguirsi di eventi' per cercare un po' di felicità..

Troppi eventi incontrollabili.. troppi istanti che arrivano, dal nulla, e portano via persone care..
Troppi sforzi fatti nel passato, che non vengono e non verranno ripagati..

Allora, mi chiedo spesso: se qualcuno mi chiedesse se conviene o meno studiare, impegnarsi, fare il proprio al massimo delle possibilità, saprei davvero cosa rispondere, in quest'ultimo periodo?..

Temo di no.. Temo proprio di no.

Vorrei solo potermi svegliare un giorno, e col sorriso sulle labbra, pensare: "Sono davvero felice di quello che ho costruito fin qui, di quello che ho, di quello che sono.."..

Già, lo so cosa si può pensare: "C'è tanta gente che sta decisamente peggio di te..!".. giusto, giustissimo, ma non voglio trovare sollievo in questo paragone, fatto davvero con chi ha tante, troppe difficoltà, nella vita.. in fondo, io, non chiedo cose assurde, né la luna né nient'altro.. vorrei solo che qualcuno dei miei desideri e delle mie aspettative degli anni passati, prima o poi, si avverasse..

Beh.. in questo ultimo periodo, va così.. penso spesso al tempo che passa e che non tornerà più.. alle occasioni perse e che mai torneranno indietro.. alle persone che passano e si perdono nel mare magnum delle giornate.. al fatto che di tutto quello che è successo solo un istante fa, non abbiamo più nulla, in mano, più nulla, per controllarlo, se non il ricordo di quel che è stato..

E oltre al ricordo di persone, luoghi, situazioni.. il desiderio di quel qualcosa che ancora non abbiamo, e che spesso mi fa ricordare che qualcosa ancora, la voglio e la devo realizzare..

M.

martedì 22 settembre 2009

Capita che... tutto quanto, non ha senso..

Capita che.. a volte la vita sembra davvero incomprensibile.. ogni cosa sembra perdere senso, il tutto sembra diventare così ostico da non poter essere indagato in nessun modo..

Capita che.. le domande, rimangono solo e soltanto domande. E quelle che cercano di essere risposte, tutto sono, tranne che vere risposte.. sembrano solo dannate e incomprensibili tentativi di giustificazioni per fatti che non hanno nessun senso..

Capita che.. la vita, ad appena ventisei anni, scappa via.. e quello che sembra un dannato gioco del destino, non è affatto un brutto sogno, ma è tutta realtà, solo e soltanto realtà.. quella più dolorosa, quella più assurda, quella più.. sbagliata..

Capita che.. la vita di un ragazzo pieno di entusiasmo, e convinto di quello che fa, scappi via.. e scappi via per mano di un pazzo suicida che ha deciso di farsi saltare in aria in un attentato, portandosi via in questo gesto scellerato altri cinque ragazzi..

Capita che.. non sembra aver nessun senso, nulla di tutto quello che è successo in questi ultimi giorni.. la notizia, e l'attentato ancor prima.. questo gesto così violento e barbaro contro ragazzi che cercavano solo di aiutare, servire un ideale, onorare la patria, portare la pace in una terra lontana.. tutto questo, non ha nessun senso, e non ce l'avrà mai..

Capita che.. si chiudono gli occhi, si stringono i pugni così forte da farsi male.. e si implora in silenzio che sia solo un dannato brutto sogno.. un sogno, solo e soltanto un dannato incubo.. che prima o poi qualcuno dica.. ''C'è stato un errore.. non è successo..''..


Capita che.. purtroppo la realtà è la realtà. E quella vita, non c'è più. E non importa se si è in uno, dieci, cento o migliaia a piangere e imprecare per tutta questa assurda realtà. La realtà è quella, e quella rimarrà.

Capita che.. in quell'attentato la vita è stata strappata ad un amico, ad un ragazzo pieno di voglia di vivere.. strano gioco di parole, questo qui.. e allora forse sarebbe meglio ricordarlo sempre nei momenti in cui ha diviso con tutti un sorriso, una parola, una risata.. un abbraccio, uno scherzo, una battuta vicino al bar.. così preferisco ricordarlo, mentre in tante sere d'estate eravamo buttati a passare il tempo a chiacchierare del più e del meno, a girare in motorino, a giocare a calcetto.. ne è passato di tempo.. ultimamente le strade della vita ci avevano fatto incontrare sempre meno.. ma questo non aveva intaccato nulla.. preferisco ricordare quei dieci minuti di qualche mese addietro, quando abbiamo parlato così.. del più e del meno.. quel parlare 'di tutto e di niente' che ora rimane l'ultimo ricordo reale che rimane, nella mia memoria..

Capita che.. in questi giorni mi son ritrovato spesso, a pensare.. a pensarti, a pensare a come può essere drammaticamente crudele la vita.. e il destino, non riuscendo mai a trovare una dannata spiegazione razionale.. e in quei momenti, ritrovarmi a piangere, a singhiozzare.. perché quelle non risposte scavano un dolore profondo, e uno smarrimento infinito, e difficile davvero, da colmare..

Capita che.. ho ritrovato tanta gente, che come me, ha pianto, ha imprecato, ha sbattuto i pugni sul tavolo sperando che tutto fosse un dannato errore.. invece.. questo non era.. e penso al dolore di una madre che ha perso un figlio.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad un padre che ha perso un figlio.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad una sorella, che ha perso un fratello.. potrà avere una misura, questo dolore? e penso ad un fratello, che ha perso un fratello.. potrà avere una misura, quel dolore?..

Capita che.. non c'è misura, per quel dolore. Come non c'è misura per il dolore che ha lasciato dentro tutti noi, questa tragedia. In tutti quelli che conoscevano uno dei sei caduti a Kabul, in questi drammatici giorni passati. In tutti quelli che rispettano e onorano il servizio di una forza di pace composta da uomini, ragazzi, da giovani come noi, impiegati in un posto lontano per portare un aiuto.

Capita che.. Davide, questo vuole essere il mio saluto, per te. Oggi hai volato per l'ultima volta, ma ora da lassù, forse, potrai proteggerci.

Non ti dimenticheremo mai, non ti dimenticherò mai. Il tuo sorriso e le tue battute, il tuo scherzare e la tua voce, non sarà dimenticata.

M.